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Quale altra figura professionale si occupa di dislessia e disturbi dell’apprendimento?

Come sempre, la normativa rimane indietro rispetto alla scienza; ed è per questo che è fondamentale rivolgersi a chi conduce in prima persona ricerca scientifica sulla lettura e il suo apprendimento. E’ ormai provato che il sistema di lettura sia un sistema estremamente complesso, formato da decine di capacità più elementari (ad esempio, il riconoscimento visivo di ciascuna singola lettera o la capacità di analizzare visivamente più oggetti contemporaneamente). Affidarsi ad uno psicologo/neuroscienziato cognitivo permette di analizzare questo sistema nei dettagli, garantendo un intervento mirato, e quindi più efficace e meno dispendioso. 

Quanto ci deve preoccupare?

Nella maggioranza dei casi, la dislessia non comporta un problema di comprensione, per cui, di per sé, essa non compromette necessariamente l’apprendimento e la crescita dei nostri bimbi. La capacità di leggere ad alta voce in modo fluente è tuttavia un elemento importante per la vita nel mondo moderno, per cui non bisogna sottovalutare il problema. Molto importante è il riconoscimento delle prime avvisaglie: se si interviene con prontezza prima che il disturbo diventi rilevante, la grande maggioranza delle dislessie si può risolvere con un po’ di lavoro aggiuntivo da parte del bambino e della famiglia. 

Quali sono i campanelli d'allarme per un genitore o insegnante?

Se il bambino frequenta ancora la scuola dell’infanzia, una delle spie più importanti è la scarsa competenza linguistica che si manifesta, per esempio, con una difficoltà ad imparare nuove parole o, più semplicemente, a memorizzare sequenze verbali (come i giorni della settimana). Nel parlato di questi bambini si possono osservare deficit grammaticali (per esempio, omissione di pronomi). Nella scuola primaria, dovrebbero insospettire una eccessiva lentezza e fatica nella lettura, con frequenti errori di scrittura, associate ad un livello cognitivo nella norma e ad un adeguato impegno scolastico. Ciascuno di questi sintomi, tuttavia, NON necessariamente indica la presenza di dislessia, che emerge con chiarezza soltanto a test specifici e standardizzati.  

Chi può far diagnosi?

Per ottenere una diagnosi che possa essere protocollata dalla scuola è opportuno rivolgersi a centri specializzati, come le unità di Neuropsichiatria Infantile, in cui operino insieme diverse figure professionali (psicologo, neuropsichiatra infantile, logopedista). E' infatti importante sapere che, nonostante una valutazione cognitiva possa essere offerta da qualsiasi psicologo cognitivo o neuropsicologo, la normativa regionale riconosce come effettive diagnosi con valore legale soltanto quelle firmate da tre figure professionali diverse, un neuropsichiatra, un logopedista e uno psicologo. I centri pubblici con queste caratteristiche non sono molti, e dunque è spesso necessario aspettare mesi prima di ottenere una visita e, nel caso, una diagnosi. Durante questa attesa, è fondamentale rivolgersi a professionisti e gruppi, come ABaCo, per fare una prima valutazione ed eventualmente impostare un intervento di supporto.

Che cosa è la dislessia?

La dislessia è un disturbo di apprendimento della lettura. Non compromette la capacità di leggere, ma la velocità e l’accuratezza con cui si legge. In altre parole, il bambino con dislessia fatica ad automatizzare il processo di lettura. La dislessia si presenta in bambini con un’intelligenza nella norma e può essere di grado variabile. Nel 30-40% dei casi, la dislessia è preceduta da significative difficoltà nell’acquisizione del linguaggio parlato.

A che età è bene rivolgersi ad uno specialista?

Come indicazione generale, è importante intervenire non appena si notino alcuni dei campanelli di allarme descritti sopra. Non è assolutamente detto che quei campanelli indichino la presenza di una dislessia: ma se fosse, intervenire da subito è importantissimo per uno sviluppo ottimale del sistema di lettura dei nostri bimbi. Detto questo, non si può fare diagnosi prima della fine della II elementare.

Perchè è importante una valutazione diagnostica precoce?

Come indicazione generale, è importante intervenire non appena si notino alcuni dei campanelli di allarme descritti sopra. Non è assolutamente detto che quei campanelli indichino la presenza di una dislessia: ma se fosse, intervenire da subito è importantissimo per uno sviluppo ottimale del sistema di lettura dei nostri bimbi. Detto questo, non si può fare diagnosi prima della fine della II elementare.

Quali potrebbero essere i disagi di un disturbo specifico di apprendimento non capito o non diagnosticato per tempo?

Se non riconosciuta, la dislessia, più in generale, i disturbi dell’apprendimento vengono spesso scambiati per svogliatezza o scarsa intelligenza. I nostri bimbi rischiano quindi di sviluppare una bassa autostima e fragilità emotiva, che incidono anche fuori dal contesto scolastico. Inoltre, al disagio psicologico è associato il rischio di dispersione scolastica, con conseguente perdita della risorse e delle potenzialità dello studente.

Quanti bambini colpisce mediamente?

La stima nazionale indica che circa il 3–3,5% dei bambini sia affetto, nello specifico, da dislessia. Tuttavia, il disturbo è ancora poco riconosciuto ed è dunque probabile che i casi effettivi siano più di quelli ufficialmente diagnosticati.

Esiste un percorso riabilitativo per la dislessia?

Esistono specifici protocolli di riabilitazione funzionale delle abilità di lettura. Ogni trattamento viene indicato e attuato dagli specialisti tenendo conto del profilo emerso dalla diagnosi. Il fine di questi trattamenti deve essere il raggiungimento di un buon livello di autonomia. In ogni caso, l’intervento deve essere precoce e intensivo.

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