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IL TOCCO


“Toccare o essere toccati? Il tatto è il senso della reciprocità immediata, non si può toccare senza essere toccati; è l’unico senso che funziona in questo modo.”
Siamo sicuri che tutto si fermi così in superficie e che toccare ed essere toccati sia uguale? Ci sono molti studi che indagano gli effetti del tocco, cerchiamo di capire quanto sia importante e quanto stiamo perdendo questa abitudine.

Il ruolo del tocco nello sviluppo
Numerosi studi clinici, pubblicati su riviste di grande valore scientifico, dimostrano come questo genere di stimolazione abbia un ruolo chiave nello sviluppo del neonato. Ritardi di sviluppo sono più frequenti nei bambini che hanno avuto una stimolazione tattile ridotta rispetto alla media, come i prematuri e i bambini istituzionalizzati.
Fortunatamente non mancano, nella realtà di oggi, corsi tenuti da ostetriche sul massaggio neonatale.

Il tocco nel malato ospedaliero
In questo campo non c’è un numero considerevole di studi ma le prime indicazioni cliniche derivanti da progetti pilota spingono nella direzione di un maggior contatto fisico tra curante e curato. La figura dell’infermiere e dell’operatore socio sanitario rivestono sicuramente un ruolo chiave, essendo loro che passano più tempo in assoluto con il malato.

Volontà e tocco
Questa è sicuramente l’analisi che apre più futuri scenari sul ruolo del tocco. Grazie ad un gruppo di osteopati italiani dedito alla ricerca si è dimostrato che la reazione cerebrale di chi viene toccato è diversa se chi tocca è concentrato sulla sua azione o sta pensando ad altro. Questa differenza consiste in una risposta neuronale di aree cerebrali diverse il cui senso clinico non è ancora stato trovato ma che, sicuramente, sarà un punto di grande interesse per il mondo delle neuroscienze e potrà avere degli sviluppi anche nella pratica clinica.

L'intimità del tocco
Spesso capita che le persone abbiano delle resistenze a rivolgersi ad un professionista che lavora sul corpo utilizzando le mani come strumento.
In base ai significati che si sono costruiti, grazie alle proprie esperienze, sul proprio corpo e sulla vicinanza con quello degli altri, si avvertiranno sensazioni e emozioni differenti rispetto al contatto fisico. Molte persone lo vedono come qualcosa di troppo intimo per accettare di farsi trattare anche se da un professionista.
Il fisioterapista/osteopata utilizza le mani come strumento per curare il corpo dell'altro con assoluto rispetto per l'altro.
Sarebbe senz'altro utile per chi resistente non limitarsi, ma esprimere queste paure allo specialista di modo da affrontarle insieme. Quando il trattamento diventa indispensabile ma l'idea di farsi toccare non lo permette potrebbe essere indicato un percorso di tipo psicologico. In questa occasione, il lavoro congiunto con i due professionisti diventa un volano per il miglioramento dello stato di salute del paziente.

Scritto a quattro mani con:

dott.ssa Anaïs de Santis, psicologa

dott. Filippo Perotto, fisioterapista, osteopata

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